Archivio per luglio 2007 | Pagina di archivio mensile

scritto da in Cinema & TV, Questa è la mia Vita

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Qualke giorno fa, facevo zapping e ho visto ke stanno riproponendo su Italia 1 le repliche del mio amatissimo cartone animato L’incantevole Creamy.

Ecco qui il filmato di una delle canzoni che preferisco: “Dimmi che mi ami teneramente” con cui ho anke fatto la dichiarazione d’amore al mio b-friend

E così ben 4 anni fa…m sono trasformata nell’Incantevole Clarita

scritto da in Web Area

46 commenti

Oggi vago come un’anima in pena: il numero di iscritti al mio feed aumentano ma io vorrei sapere… chi mi legge??

Così Napolux è soccorso in mio aiuto e mi ha consigliato di scrivere questo post.

Come funziona?

Chi legge questo blog lascia un commento qui, ed io mi impegno a creare una lista aggiornata coi vostri nomi ed i vostri link.
Un modo simpatico per sapere quanti siamo e per raccimolare un link in più, che non fa mai male al PageRank.

Chi vuole, poi, può promuovere l’iniziativa sul proprio blog in modo da diffonderla, in questo modo:

  • E’ facile… si crea un nuovo post o una pagina: I Blogger che mi Leggono
  • E ci si scrive: ragazzi sto facendo una lista di tutti i blogger che mi leggono, man mano che mi arrivano le segnalazioni aggiorno il post con la lista.
  • Poi nel menù del vostro blog promuovete l’iniziativa con un link: Leggi chi mi Legge, o un’immagine > Sei un Blogger? > Dimmelo

Ecco la lista dei blogger che mi leggono:

  1. Giovanni Calia
  2. Napolux
  3. Daniele
  4. Gianni
  5. Captain’s Charisma
  6. Koolinus
  7. Michelem
  8. Catepol
  9. Stefano Gorgoni
  10. Eugenio
  11. Luca Moretto
  12. GPessia
  13. Terronista
  14. Tascabile
  15. Presveva
  16. Daniele
  17. sonounprecario
  18. Francesco Goffredo
  19. Gigicogo
  20. Filippo Maria Caggiani
  21. Michelangelo
  22. Categong
  23. Alfredo
  24. S.B.
  25. Daniela Gamba
  26. Laz
  27. Traffyk
  28. Livido Verde
  29. Mario
  30. Albo
  31. Andrea Mignini
  32. Alessio
  33. Flashmotus
  34. Axell

scritto da in Cose Serie

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(articolo di Chiara Dehò e foto tratti da FOCUS)

Se qualcuno avesse dei dubbi che le donne ne sappiano davvero una più del diavolo, dovrà ricredersi. Basta scorrere alcune delle invenzioni che hanno cambiato la vita all’uomo. Le hanno inventate delle donne.

Il XX è sicuramente stato un secolo ricco di scoperte, invenzioni e brevetti che hanno inciso in maniera diretta e dirompente sulla qualità della vita dell’uomo.
Ma erroneamente, si tende a considerare il campo delle invenzioni e dei brevetti una prerogativa maschile.
Nel corso del secolo scorso, sono moltissime le donne che hanno invaso il campo e rivoluzionato la vita delle donne. Alcuni di esse hanno contribuito a facilitare e migliorare specificatamente per il gentil sesso. Queste “scoperte” sono state indotte dalla necessità e hanno contribuito a rendere la donna sempre più emancipata. Chi avrebbe mai pensato a una lavatrice o una lavastoviglie se non una donna?
E ancora, era ovvio che prima o poi qualche signora si sarebbe insorta e si sarebbe ribellata a guaine e corsetti e avrebbe ridotto la biancheria intima in modo da dare meno fastidio possibile. Infatti, le modifiche subite da slip e reggiseni hanno più a che fare con la praticità che con la seduzione, ma il risultato non cambia, la biancheria intima si è ridotta al minimo.

La guerra delle invenzioni
Tra le invenzioni più stravaganti e impensate concepite dalle donne per una reale necessità della comunità ci sono quelle del tergicristallo, della guida per impedire alle ruote di treni e tram di uscire dai binari, il primo lampione pubblico a gas, la sedia a rotelle, il giubbotto salva-gente e perfino la scatola della pizza.
Dall’unione tra la capacità analitica di un uomo e l’estro di una donna è nato il primo prototipo di elaboratore elettronico, il bisnonno del nostro computer.
Insomma, chi si ostina a pensare che le donne ragionino con la sola parte destra del cervello (quella dove risiede la sfera emotiva) sarà costretto a ricredersi, e a pensare che dopo tutto, la regola della necessità che aguzza l’ingegno non ha alcun genere.

La lavatrice diventa elettrica
La prima “macchina per lavare” nacque nel 1767 da un’idea di Jacob Christian Schäffern, teologo di Ratisbona.
L’invenzione non fu particolarmente ispirata, se non fosse per la presenza di una prima rudimentale centrifuga da azionare a mano. Ma è solo nel 1906 che Alva Fischer costruì il primo prototipo di lavatrice elettrica. L’elettrodomestico concepito dalla Fischer però aveva il grande difetto di avere il motore posizionato molto vicino al cestello, e quindi il rischio di cortocircuiti e di scosse elettriche era alto.
Bisogna aspettare fino agli anni trenta perché venga pensato l’isolamento del motore.
Al giorno d’oggi, la lavatrice è molto cambiata dai primi anni della sua esistenza e grazie all’avvento della domotica, le lavatrici sono diventate automatizzate ed alcune addirittura “intelligenti”, come ad esempio quelle azionabili a distanza oppure quelle che sono talmente fedeli da segnalare via sms al proprietario l’avanzamento del ciclo di lavaggio.
L’ultimissimo trend in fatto di panni sporchi è quello di non lavarli in privato, ma di recarsi alle lavanderie pubbliche a gettone integrate con dei bar o dei ristoranti. Il più grosso cambiamento è quindi quello di trasformare una noiosa incombenza domestica in un momento di socializzazione.

I piatti li vuol lavare lei
A Josephine Cochrane si imputa la maternità di un prodotto che ha aiutato molte generazioni di donne.
Comunemente, piatti, bicchieri e posate venivano lavati in grossi recipienti con acqua fredda, e venivano sgrassati con metodi non inquinanti quali il limone, l’aceto, la cenere. Ma nel 1886 una ricca signora proveniente da una buona famiglia dell’Illinois, Josephine Cochrane, sbottò con la frase passata alla storia “Se nessuno ha ancora inventato una macchina per lavare i piatti, lo farò io stessa!”
E così fece. La cosa divertente è che la Cochrane non era un’inventrice. Era semplicemente una donna che amava i cocktail e le cene sociali, e sebbene avesse la servitù che si occupava di rassettare, inventò un macchinario che potesse svolgere il lavoro in meno tempo del suo personale e che lo facesse rompendo un minor numero di stoviglie…
L’opinione pubblica lo ritenne più un capriccio che un elettrodomestico utile, e per circa una cinquantina d’anni venne snobbato dalle famiglie americane, mentre invece trovò da subito ampio utilizzo nell’industria della ristorazione e del turismo.

Fine di una tortura
Le antiche romane usavano il mammillare, una fascia di cuoio che appiattiva il seno in caso di misure troppo ingombranti, oppure lo strophium, che sosteneva i seni di dimensioni normali. Nel caso di seno troppo scarso si usava invece il corsetto o cestus, che metteva in evidenza i decolletè più minuti.
Le atlete greche invece portavano l’apodesmo, una specie di guaina da indossare durante le prove sportive. Durante tutto il Medioevo si diffonde l’uso del pelicon, un corpetto foderato di pelliccia, usato più come vezzo civettuolo piuttosto che come sostegno.
Dal Rinascimento fino ai primi del Novecento, i busti delle donne rimangono castamente imprigionati nei corsetti, vere e proprie torture che hanno provocato disagi alla struttura ossea a causa della “tenuta stagna” garantita dalle stecche di balena.
La nascita del primo reggiseno come lo conosciamo oggi risale al 1914, e lo si deve alla decisione Mary Jacobs di costruire per sé un modello adatto ad un abito particolarmente scollato e trasparente.
Da allora l’industria della corsetteria si è sbizzarrita nel confezionare i modelli più disparati. Quello che ha sbaragliato la concorrenza di tutti rimane il reggiseno push-up, inventato dalla Wonderbra tredici anni fa.

E le donne reinventano la biancheria intima
Sono stati i popoli primitivi ad introdurre l’antenato del nostro slip, usando astucci penici (ricavati da pelli, corteccia, foglie o conchiglie) per proteggere le parti intime, ma anche per attirare l’attenzione dell’altro sesso su di esse. Antichi egizi e greci scoprivano il corpo senza problemi, mentre i soldati e i gladiatori romani indossavano come protezione una specie di perizoma composto da una fascia di lino, avvolta intorno ai fianchi, detta subligaculum (letteralmente briglie da culo). Con l’ufficializzazione della religione cristiana, il sesso viene nascosto, i romani apprendono da Germani e Galli l’uso di mutande e pantaloni. L’evoluzione delle mutande prosegue attraverso i secoli in maniera molto poco lineare. Per esempio nel 1700 si diffonde un modello di mutanda lunga fino al sotto il ginocchio, mentre nel 1800 la mutanda arriva fino alla caviglia. Questi cambiamenti hanno più a che fare con l’allineamento a costumi morali e regole di comportamento piuttosto che all’effettiva comodità o vestibilità dell’indumento.

Avari di stoffa
Con il secondo dopoguerra, le mutande smettono di avere la forma di pantaloncini o di guaine per assumere gradualmente la forma che hanno oggi. Louis Reard, stilista di carrozzeria d’auto e poi disegnatore di moda, è l’inventore del bikini. Mentre trent’anni più tardi, e precisamente nel 1972 a Rio de Janeiro, nasce il primo tanga, grazie all’esibizionismo di Rose De Primo, brasiliana di origine italiana che per farsi notare a una festa tagliuzzò il suo già ridotto bikini trasformandolo nel famigerato capo di biancheria intima.
Come il reggiseno, anche gli slip si sono evoluti in qualcosa di più che la semplice lingerie. Tra le soluzioni più bizzarre progettate di recente, ci sono sicuramente le Wonderjock, mutande maschili che sono l’equivalente del wonder-bra (e cioè mettono in risalto il sesso maschile) e le mutande realizzate da una azienda Svizzera chiamata Isabodywear, la cui trama di sottilissimi fili d’argento funge da schermo contro le onde elettromagnetiche.
Anche i malati di cuore potranno utilizzare la stessa tecnologia impiegata per i reggiseni antistupro e indossare biancheria in grado di monitorare eventuali anomalie del loro battito cardiaco e all’occorrenza anche dare l’allarme e far intervenire i soccorsi in caso di emergenza.

Dai primi contraccettivi alla pillola
Una delle invenzioni che ha cambiato radicalmente la vita della donna e il suo atteggiamento nella sfera sessuale, è quella dei metodi contraccettivi.
Già 4000 anni fa le egiziane utilizzavano dei metodi per impedire il concepimento assumendo semi di melograno avvolti in un involucro di cera. Praticamente, la prima pillola della storia, visto che i semi contengono un estrogeno naturale.
Gli antichi romani, invece, usavano come contraccettivo lo sterco di animali che le donne spalmavano sulle pareti della vagina prima della penetrazione, così come era diffuso praticare esercizi e spugnature per espellere lo sperma dopo l’atto.
Dei primi preservativi, invece, se ne trova traccia nel Medioevo, ed erano ricavati da interiora di animali, pelle di pesce o da apposite guaine in lino. I primi studi sull’anatomia femminile e l’apparato riproduttivo avvengono durante l’800, e vengono compiuti i primi esperimenti sui topi circa l’inibizione ovarica per il controllo della fertilità.
La prima pillola che controlla la produzione degli ormoni fa la sua comparsa nel 1916, grazie a Margaret Sanger, la prima attivista ad aprire un consultorio e a richiedere le leggi per agevolare prescrizione della pillola, che fine al ‘40 rimane però a scopo curativo.

Donne e motori
L’invenzione del tergicristallo si deve alla statunitense Mary Anderson che per motivi di lavoro usava girare in taxi per i suoi spostamenti. Vittima di incidenti per scarsa visibilità, e di cifre da capogiro per dei tragitti continuamente interrotti dal conducente del taxi che si fermava a spalare il parabrezza del veicolo, la Anderson decise di provvedere da sé alla mancanza del tergicristallo e realizzò un braccio meccanico, per di più rimuovibile a seconda delle necessità.
La leggenda vuole che l’impiegato dell’Ufficio Brevetti la derise, ma nel giro di dieci anni ogni singolo taxi di New York montava la sua invenzione…

Clarita Simpson

Lug
2007
30

scritto da in Cinema & TV, Questa è la mia Vita

1 commento

clarita-simpson.JPGFinalmente la trasformazione è avvenuta… eccomi nel regno di Springfield, della birra Duff e della mitica famiglia Simpson… sono la cugina del padre di Homer Simpson… mi chiamo Clarita Simpson e il mio hobby preferito è tingermi i capelli… questa volta li ho fatti fucsia… come sto???

Vuoi diventare anke tu 1 dei Simpson e avere la pelle gialla canarino e gli okki a palla??? Devi visitare il sito del Simpson Movie e creare il tuo avatar… risultato garantito (e risate assicurate)!!! 😉

La cosa ke più mi piace è la maglietta col cane-renna!!!

P.S.: ho già inserito il trailer del film nel mio blog…. se lo volete vedere cliccate qui: http://www.clarita.it/prossimamente-sui-grandi-e-piccoli-schermi/