Tricarico: merendine vietate in una scuola media

Nov
2007
05

scritto da in C'è Vita a Matera, Clarita in Cucina

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Non pensate che il Sud sia sempre retrogrado e tradizionalista perchè alcune volte stupisce per la sua innovatività.

Segue un articolo di Giusi Fasano tratto da Corriere.it che tratta di…bhè… leggetelo… 🙂


(foto by stelletè)

Yogurt al posto dei dolci industriali. Il prof: così salviamo i ragazzi dal rischio obesità
«Voti più alti se mangi sano»
Matera alla guerra degli snack. Merendine vietate in una scuola media. È la prima in Italia

TRICARICO (Matera)«Posso dire la verità?». Pietro si guarda attorno come per chiedere il consenso dei compagni di classe. E attacca: «Se proprio devo dirla tutta all’inizio ho fatto finta di non capire, ne mangiavo a volontà, di nascosto. Poi ho capito e adesso mia mamma non le compra neanche più». Se non fosse che lui e i suoi compagni hanno dodici anni, se non fosse che siamo in una scuola media diresti che Pietro stia parlando a una riunione genere alcolisti anonimi. E invece no. Qui non c’entra il training autogeno. Nella seconda B dell’Istituto Rocco Scotellaro di Tricarico (Matera) le merendine non si mangiano per divieto, non per autoconvinzione. Snack, bibite gassate, patatine, dolci industriali, leccornie grasse di varia natura: tutto bandito. Per adesso soltanto nei fatti, «ma presto lo metteremo nero su bianco anche in un regolamento scritto », promette Saverio Ciccimarra, docente di lettere che si è inventato l’esperimento, unico in Italia. Il prof è uno che ogni mattina si fa un’ora di jogging, un teorico dell’ecologia globale e dell’alimentazione sostenibile. Uno che coltiva l’immagine almeno quanto la sintonia con i suoi allievi.

Non c’era imposizione nel suo tono di voce quando all’alba dell’anno scolastico l’ha buttata lì: «Da oggi questa classe mangia soltanto cose sane. E chi non abita lontano venga a piedi. Ditelo alle vostre mamme». Diciannove paia di occhietti l’hanno guardato come fosse un po’ svitato. E comunque, tanto per non sbagliare, tutti l’hanno preso sul serio. Al punto che quella specie di editto è diventato un divieto vero, una regola da non trasgredire. Con lo stupore delle mamme che dopo battaglie campali per imporre cibi sani, adesso se li ritrovano nella lista delle richieste quotidiane. L’ultimo «focolaio di resistenza» è di un paio di settimane fa: «Prof posso andare a prendere una cioccolata? », ha chiesto un ragazzetto in preda a un momento di nostalgia. «Non se ne parla nemmeno » è stata la risposta decisa. Desiderio archiviato. Altro che distributori di frutta e yogurt come si sta provando in molte scuole materne, elementari e medie della penisola.

Qui la pausa di metà mattina si fa solo con lo yogurt, la frutta e semmai i panini, purché sia pane casereccio, s’intende. E, va da sé, si resiste (si deve) alla tentazione di scendere al piano di sotto a farsi stregare dalla macchinetta che distribuisce bicchieri di invitante cioccolata calda. Unsupplizio, i primi giorni. Vedere il resto della scuola che durante la ricreazione ingurgita golosità e riuscire a resistere non è stato facile. Ma, tempo una settimana, e il senso di dipendenza è svanito. Via, come un giocattolo messo in soffitta. Vero è che in caso di trasgressioni (al momento nessuna) non c’è punizione prevista, anche perché per ora, appunto, il divieto anti-merendine non è scritto nero su bianco come quello di arrivare tardi a scuola o di usare il telefonino in classe. Però mentre studia con il professore di lettere come rendere formale la proibizione anti- grassi, il preside dell’Istituto, Antonio Lavalle, sta già pensando all’altra faccia della medaglia: il premio per la sua esemplare seconda B. «Dobbiamo immaginare dei premi che si possono mettere a bilancio —anticipa —. Per esempio materiale didattico e iniziative culturali. Macon il professore stiamo pensando anche alla possibilità di alzare il voto in educazione alla convivenza civile, l’ex educazione civica».

Non che si possa comprare la propensione salutista dei ragazzini con un libro o una gita al museo tal dei tali, sia chiaro. E allora? Come si è convinta la seconda B? A sentir loro è tutto merito del prof. E della sua capacità di persuasione,ma anche della professoressa di scienze, Maria Rosaria Pagliaminuto. Salvatore, Giuseppina, Paola, Christian, Antonio, Danilo, Pietro, Rosa, Maria, Federico, Manuela e tutti gli altri: alzano le mani per chiedere la parola e dire che, in fondo, una buona mela non l’hanno mai disdegnata e che resistere alle tentazioni è più facile di quanto sembri. Domenico, figlio di un cuoco, spiega alla classe che lui ci tiene «a non finire come un terzo della popolazione lucana fra gli 8 e i 14 anni», cioè sovrappeso. Lamammadi Christian partecipa divertita alla «terapia» di gruppo scolastica. «Devo ringraziare voi professori davvero col cuore— dice —. A casa mia c’era già questo regime. Con questo divieto mi avete reso meno odiosa a mio figlio».

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