Il maggio di Accettura

Mag
2008
09

scritto da in C'è Vita a Matera, Cose Serie

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In Basilicata abbiamo la fortuna di assistere a manifestazioni le cui origini si perdono nel tempo e nello spazio. Ad Accettura (Provincia di Matera), un paese di circa 2000 anime adagiato sulle montagne, da domenica 11 a martedì 13 maggio si compie un antico rito in cui si fondono cristianità e paganità, natura e uomo. E’ celebrato il matrimonio tra due piante, una di alto fusto, simbolicamente di sesso maschile, e l’altra di agrifoglio, altrettanto simbolicamente di sesso femminile. Sto parlando della festa del Maggio di Accettura

Qui di seguito la descrizione del rito che è presente sul sito ufficiale:

La domenica di Pentecoste ha inizio, nel bosco di Montepiano, la celebrazione della festa del Maggio che, tra le rappresentazioni dei “culti arborei” sopravvissute, costituisce l’esempio più fedele all’antica tradizione.
Un cerro di grandi dimensioni denominato il “maggio”, tagliato il giovedi dell’ascensione, privato dei rami e scortecciato, viene trascinato in paese da diverse coppie di buoi. Contemporaneamente nel bosco di Gallipoli Cognato (n.d.r. sempre in Provincia di Matera) la squadra dei “cimaioli” preleva la “cima”, un agrifoglio che viene trasportato in paese a spalla.
Il trasporto del “maggio” e della “cima” rappresenta un momento di grande teatralità e dura l’intera giornata, tra grida di incitamento, esibizioni di forza fisica, accompagnamento musicale e frequenti soste per mangiare qualche “boccone” e bere vino a garganella.
Due giorni dopo, il martedi di Pentecoste, la “cima” viene innestata sul “maggio”, a simboleggiare il matrimonio degli alberi, rito propiziatorio di fertilità e di buoni raccolti. A questo punto il “maggio” è pronto per essere innalzato in piazza; l’azione, diretta dagli anziani più esperti, è svolta a forza di braccia da diverse squadre di uomini con l’ausilio di grosse funi e argani e richiede, oltre che forza fisica, anche perizioa tecnica.
A conclusione della festa, squadre di cacciatori gareggiano nel tiro al bersaglio per far cadere le targhette appese ai rami dell’agrifoglio che daranno diritto al ritiro dei premi in natura.
Infine, i più abili ed agili si cimenteranno nella scalata del “maggio”, conquistando in questo modo l’ammirazione di tutto il paese.
Nel frattempo la processione con il Santo Protettore si è avviata. I maggiaioli lasciano il “maggio”, bloccato a circa 75° e vanno a prendere la statua del Santo.
Quando il corteo giunge in piazza San Vito, si depone il Santo sul piedistallo di pietra e i lavoratori dedicano il “maggio” al Santo protettore ponendolo in verticale.
Riprende la processione quando la sacra effigie giunge in chiesa.

Credo che simili tradizioni andrebbero mantenute e protette perchè i nostri figli e i nostri nipoti possano goderne come noi.

Foto credits: Stiphy

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  1. mary
  2. BLUM
  3. mary

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