Denuncia precaria

Lug
2008
29

scritto da in Cose Serie

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(foto di ibmphoto24)

Per la nostra categoria di precari questo periodo non è il migliore… e ovviamente c’è precario e precario… la mia situazione di precarietà non è sicuramente negativa (praticamente l’unico punto nero è la tipologia contrattuale, per il resto mi trovo benissimo) come invece è quella degli ex-precari dell’APT Basilicata che hanno lasciato nei commenti di un mio post la loro denuncia che, a mio parere, merita la dedica di un intero post per far capire a tutti la dura vita del precario e per esprimere la mia solidarietà nei loro riguardi.

La storia degli ex precari dell’Apt Basilicata

11 luglio 2008. L’Apt Basilicata pubblica un bando per la formulazione di una long list di esperti ai quali affidare consulenze e collaborazioni varie. Niente di nuovo. Si ripropone per l’Ente un vecchio problema: come rinnovare, poiché scaduti, gli incarichi a pseudo esperti e consulenti che lautamente remunerati, negli ultimi due anni, hanno fatto della Basilicata una regione “da mettere in scena perché ancora inedita”.
Pare, infatti, che prima della gestione commissariale dell’Apt, la Basilicata la conoscessero in pochi anche a causa di una promozione basata non su forme innovative di marketing ma su provoloni e tarantelle. Ora, invece, si è passati da una Basilicata ignorata ai più, a una regione ricca di fascino, con attrattive varie (anzi ultimamente solo una, che incentra l’asse del turismo regionale sulle sole Pietrapertosa e Castelmezzano: il Volo dell’Angelo), ma pur sempre da scoprire. E, mentre, la Basilicata sbarca su Second Life, senza provoloni, che lì son sciapiti, forse, di questo passo, fra qualche anno, questa regione si passerà a conoscerla per davvero, e probabilmente si smetterà anche di pagare profumatamente esperti in marketing e comunicazione, nostrani e d’oltralpe.

Questo, carissimi lettori, è solo un modo per iniziare a raccontare una storia lunga diversi anni, la nostra, all’interno di un Ente, quale l’Apt Basilicata, che ci ha elegantemente accompagnati verso la porta.
Una storia da denunciare con rabbia, perché tutti sappiano e ci si possa almeno illudere che davvero a vincere sulla giustizia non sia sempre la politica, come qualcuno, in questa, storia ebbe a dirci.

Eravamo in diversi, precari all’Apt. Col tempo qualcuno ha cambiato lavoro, chi nazione e, qualcun altro fortuna. Negli ultimi dieci anni o quasi, abbiamo svolto svariati compiti: realizzazione del calendario degli eventi, annuari delle strutture ricettive, predisposizione di piani e progetti nell’ambito delle aree prodotto e dei sistemi turistici locali, partecipazione a fiere e borse turistiche di rilievo, servizio di interpretariato, rapporti con gli operatori, e tanto, tanto altro ancora. Tutto in virtù delle situazioni, mai poche in verità, che di volta in volta bisognava affrontare. Persone “tuttofare” non perché prive di conoscenze specifiche ma laureati, specializzati, selezionati anche attraverso un apposito corso di formazione ad accesso per selezione pubblica indetto proprio dall’Apt. Quando, però, viene chiesto di fare anche altro, non si può dire di no. Si chiama flessibilità, e al mondo d’oggi, da precari, bisogna adeguarsi. Il tutto, poi, per l’astronomica cifra di 500 euro al mese. Ma tant’era, e come si dice: “pochi, maledetti e subito”.

Poi arriva il commissario, e le cose sembrano cambiare. Per poco tempo vediamo lievitare il salario oltre i mille euro al mese, ma, anche il numero dei lavoratori non di ruolo cresce. Nuovi collaboratori e primi esperti di settore splendidamente stipendiati. Pochi mesi, e il compenso di noi precari “tuttofare” ritorna alle 500 euro, mentre continua a salire il numero dei consulenti e collaboratori giunti con il commissario e le loro astronomiche, quelle per davvero, retribuzioni e, dei tanti compiti, a noi precari di vecchio corso viene affidato solo quello, con tanto d’orario di servizio, dell’accoglienza e delle informazioni ai turisti.

Il core business dell’Apt si piega a parole quali alte professionalità, marketing e nuova promozione del territorio basata su nuove tecnologie e comunicazione per le quali noi, commissario dixit, non eravamo “abbastanza formati”, né sembrava intendesse formarci, attraverso un piano di riqualificazione del personale, seppur precario, già esistente. Troppo spreco di tempo. Bisognava darsi da fare subito, con persone capaci per davvero, dai curricula (e chissà cos’altro) ben più consistenti dei nostri.

Intanto, viene inaugurato in pompa magna un ufficio informazioni ai turisti, nuovo di zecca, nel Capoluogo ed un po’ di speranza è stato lecito che ancora albergasse nei nostri animi: quella di entrare a far parte dell’Apt, mica di diventarne direttore generale. Occupandosi, al limite, proprio degli uffici informazione.

Ma, nel mentre noi per scaramanzia soffocavamo ogni speranza, qualcuno lavorava alla rimodulazione delle competenze dell’Apt e per la sua incoronazione a sire del turismo regionale. Così cresceva il suo potere e quello (compensi compresi, da 5.000 € mensili a salire, come narrano le delibere dell’Ente) della sua corte.

Nella riforma covava, però, anche la “messa alla porta” dei precari “storici”. Ci avevano spostati su di un ramo che poi lentamente si era cominciato a segare. E quando la legge di riforma dell’Ente è entrata in vigore, l’artefice ne è divenuto direttore generale, il suo codazzo riconfermato e premiato, ed il ramo su cui stavamo, segato definitivamente. L’Apt, per legge, ha cessato di fornire informazioni ai turisti, e noi, per legge, abbiamo cessato di lavorare dopo tanti anni.

Di cosa ci lamentiamo ora? Di nulla, salvo, forse, di non riuscire, sempre per legge, a cessare di dover mangiare.

La cosa più vergognosa? Tutto è avvenuto con l’avvallo della classe politica regionale, che per il buon lavoro svolto nella sua veste di commissario ha inteso onorare il patròn del turismo lucano nominandolo direttore generale, senza passare nemmeno per uno straccio di avviso pubblico.

Una classe politica che ha sempre saputo cosa stava succedendo, alla quale più volte ci siamo rivolti e che altrettante volte si è fatta negare, che ha pensato bene di prolungare la nostra agonia con contratti magicamente rinnovati in prossimità delle tornate elettorali e ha provveduto a precarizzare centinaia di giovani lucani e non sa come uscirne da questa matassa fatta di rabbia e delusione di persone che con il loro voto hanno ben pensato di premiarli. Non resta anche a noi che provare il Volo dell’Angelo ? Magari non assicurandoci al meglio, per vedere l’effetto che fa: e chissà se anche la nostra foto, col volto atterrito dall’angoscia per il futuro, potrà fare da reclame per il buon utilizzo dei fondi comunitari in Basilicata.

Già immaginiamo le osservazioni di qualche politico in carriera: “ma che vogliono, che pretendono”. Nulla, tranne di poter lavorare nella nostra Regione come per essa abbiamo fatto anni. Speranza, non pretese: e se ci avete tolta quella di entrare, rimane pur sempre quella di veder uscire chi si ritiene, a torto o ragione, il padrone del vapore.

Da oggi lavoreremo per questo come voi, politici, commissari e chissà chi altri, avete fatto per noi.

Speriamo di non rimanere soli in questa battaglia e di poter rendere noti, quanto prima nomi, cognomi, fatti, misfatti e anteprime di ciò che accadrà, anche in vista del nuovo assetto che si darà all’Apt: nuova pianta organica e concorso futuro, che forse servirà solo a sistemare definitivamente non noi precari storici ma le espertissime new entry.

Gli ormai ex Precari Apt
precari.apt@gmail.com

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4 commenti

  1. luigicannella
  2. Rita

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