Matera, candidata ideale a Capitale Europea della Cultura del 2019

Feb
2009
03

scritto da in C'è Vita a Matera, Cose Serie

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Il 29 gennaio presso la sala giunta del Comune di Matera è iniziata una nuova avventura: un gruppo di appassionati e irriducibili amanti della città di Matera, riuniti sotto il nome “Associazione Matera2019” ha deciso di impegnarsi per preparare la candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Quali sono le motivazioni per cui la nostra città da vergogna nazionale potrebbe elevarsi a Capitale Europea della Cultura? Leggiamo tutto nel manifesto dell’Associazione:

Matera è suggestione
Matera ha ispirato artisti, scrittori, cineasti. Per la sua immagine primitiva, per la sua storia sofferente. Ma anche per il suo rimanere attaccata alla vita, così come i suoi Sassi alla roccia.
Matera è un ponte nella storia dell’umanità, dalle grotte alle stelle, dal paleolitico al futuro, dalla montagna conquistata e addomesticata all’indagine sistematica e appassionata dello spazio infinito sopra le nostre teste; è storia di uomini e donne che maturano l’esperienza del passato e lo aprono verso nuovi orizzonti, oltre la propria rassegnazione.
Matera è paese e città, è provinciale ed è “mondiale”; è paziente scavo esteriore e interiore, armoniosa coesistenza di elementi e influenze diverse; è una città che per secoli ha rielaborato il suo habitat naturale nel rispetto di un territorio, diventato per sempre parte integrante dell’esistenza di tutti i suoi abitanti, ricchi o poveri che fossero.

Matera è comunità
Nella storia “meticciata” del meridione di Italia, in Matera risalta l’impronta orientale, delle comunità dei monaci bizantini che sono stati un catalizzatore per lo sviluppo degli antichi quartieri. I Sassi, organizzati intorno al vicinato, cellula dell’organizzazione urbana e sociale, testimoniano di una civiltà in cui lo scambio è vita.
Matera, città isolata per la sua storia e i suoi collegamenti, non può vivere oggi se non in relazione ai territori che le sono vicini: alle comunità della costa e dell’interno, alle popolazioni e alle istituzioni di tutta la Basilicata. Non può prescindere dalle comunità di materani e lucani sparse nel mondo; non può perdere il legame con coloro che – sebbene forestieri – con Matera hanno stabilito un rapporto ideale; non può prescindere da tutti coloro che – come i nostri falchi grillai – vogliano scegliere questa città per farsi un nido, per costruirsi un futuro o immaginare un luogo ideale.

Matera è cambiamento
Matera oggi è un simbolo, forse involontario, del cambiamento. La sua storia recente è segnata da un cambiamento epocale, una grande discontinuità: lo svuotamento dei Sassi e l’edificazione della città nuova.
Se tutte le città meridionali hanno vissuto nel secondo dopoguerra vicende di cambiamento radicale, di modernizzazione accelerata, di dispersione forzata delle comunità antiche per via dell’emigrazione, solo Matera, capitale contadina, ha vissuto questo processo lasciando il suo vecchio bozzolo e costruendone uno completamente nuovo. Ha dovuto abbandonare dei luoghi, ma con essi una cultura materiale e spirituale che da quei luoghi traeva il suo senso.
Il trauma del cambiamento è cifra del contemporaneo: lo smarrimento del senso, spezzato da fenomeni che superano le capacità di comprensione degli individui e delle comunità, è una esperienza universale, ma che connota specificamente la nostra epoca di interconnessione totale tra “locale” e “globale”.

Io ci credo, ce la possiamo fare! Questa sfida può aiutare la mia città a migliorare il suo sviluppo e ad essere sempre più apprezzata da chi la conosce. Spero di poter dare un contributo alla causa e che tra 10 anni ci sia la mia città come Capitale Europea della Cultura!

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  1. Giulia

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