Il conto delle minne

Dic
2009
02

scritto da in Letture & Romanzi

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Durante lo scorso Women’s Fiction Festival, ho avuto modo di ascoltare la scrittrice Giuseppina Torregrossa, autrice del romanzo “Il conto delle minne“. Sono davvero rimasta affascinata dal suo modo semplice e schietto di raccontarsi e ciò ha sollecitato la mia convinzione ad acquistare il suo romanzo. Già ne avevo sentito parlare molto bene, ma il suo incontro è stato la ciliegina sulla torta, anzi, sulla minna (visto che siamo in tema). E ne ho anche approfittato per farmi autografare il volume acquistato.

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Tra i generi che preferisco, uno è sicuramente rappresentato dai romanzi ambientati in tempi e culture differenti dai miei e che raccontano storie di un passato lontano nel tempo ma vicino come tradizione. “Il conto delle minne” per me appartiene proprio a questo genere. La protagonista è Agata, una giovane donna palermitana, insieme alle donne della sua famiglia: in primo luogo le nonne Agata e Margherita e le bisnonne Luisa e Assunta, le cui storie si intrecciano con la vita di Agata e il cui filo conduttore è rappresentato dalle loro minne.

Ecco la sinossi riportata sulla copertina del libro:

Ogni anno, il cinque di febbraio, nonna Agata vuole accanto a sé la nipote Agatina per insegnarle i segreti della preparazione dei dolci in onore della santa di cui entrambe portano il nome. Mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le minne, la nonna racconta il martirio della Santuzza, cui il crudele console Quinziano, non sopportando di sentirsi respinto, fece tagliare le mammelle.
La vicenda drammatica e spaventosa offre l’occasione per mettere in guardia la nipotina su una delle regole del mondo maschile: «… Devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane».
Questo è solo uno dei tanti avvertimenti, proverbi, consigli che – insieme alla ricetta delle cassatelle – nonna Agata lascia in eredità alla nipote, ingredienti indispensabili a fare di lei una donna. E proprio da qui, dal profumo di ricotta e cioccolato che pervade la cucina dove Agatina ascolta rapita lu cuntu, il racconto della nonna, parte la rievocazione della grande storia di due famiglie siciliane e delle loro donne fiere o meschine, timide o focose.
È la voce della più giovane, Agatina, ad accompagnarci lungo un secolo di storie a conoscere le nonne, le bisnonne, le zie; per ciascuna di loro le minne che portano sul petto hanno un significato speciale: grandi o quasi assenti, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o ammalorate, esse diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della loro femminilità, del loro orgoglio, del loro straordinario potere o della sottomissione alle dure leggi del mondo maschile.
Il conto delle minne – non si stancava di ripetere nonna Agata – dev’essere pari: due seni, e due dolci, per ogni fanciulla. Ma la vita è imprevedibile e il seno, morbido viatico di gioia e nutrimento, può celare in sé anche la malattia e il disamore: i conti, allora, potrebbero non tornare…
Da Catania a Palermo, cullati da una lingua saporosa e da uno stile veloce, fresco come i racconti che le donne si scambiano, non udite, mentre impastano e conzano cibi e destini per i loro uomini affamati, giungiamo a seguire con trepidazione i passi della protagonista: crescendo Agatina dimenticherà di portare con sé, come i luminosi sassolini di Pollicino, gli insegnamenti delle sue ave, e dovrà trovare con fatica e molto coraggio una strada tutta sua per una femminilità matura.

Ho finito questo romanzo in due giorni: la narrazione ti fa sentire pienamente coinvolta, anche se qualche volta il dialetto siciliano, in cui spesso sono scritti i dialoghi, non è semplicissimo da comprendere. Non voglio scrivere altro sulla storia, se no poi non leggi il libro. Comunque lo consiglio caldamente come regalo di Natale.

Ah, Giuseppina Torregrossa ha omaggiato il Women’s Fiction Festival, evento grazie al quale nel 2008 è stata lanciata, con le minne di Sant’Agata provenienti dalla splendida Sicilia. Erano davvero buone!

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P.S.: Il prossimo 5 febbraio vorrei provare a fare le minne di Sant’Agata, ci riuscirò? Ovviamente se la risposta sarà affermativa, i risultati saranno pubblicati su questo blog.

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