Paola Caruso e la meritocrazia che non c’è
2010
La blogosfera si sta mobilitando e lo faccio anche io, sono troppo arrabbiata per non scrivere nulla.
Cos’è successo? “La storia è questa – scrive Paola Caruso sul suo Diario di uno sciopero – da 7 anni lavoro per il Corriere della Sera e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa. La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi. Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”. Non posso pensare di aver buttato 7 anni della mia vita. A questo gioco non ci sto. Le regole sono sbagliate e vanno riscritte. Probabilmente farò un buco nell’acqua, ma devo almeno tentare. Perché se accetto in silenzio di essere trattata da giornalista di serie B, nessuno farà mai niente per considerarmi in modo diverso.”
Ma che mondo è questo? Il problema, purtroppo, è che questa situazione non la sta vivendo solo Paola ma centinaia, anzi migliaia di giovani in Italia. E’ giusto che uno da anima e corpo per anni nel lavoro che fa con passione per sentirsi sempre sfruttata e mai ricompensata? E’ giusto essere disposti a fare anni e anni di precariato per avere solo la possibilità e non la certezza di avere una maggiore stabilità? No, non è proprio giusto. E’ ora davvero di dire basta a questo sistema, non è giusto che chi ha “le spalle coperte” debba andare avanti a discapito di chi merita. Non è giusto che chi merita deve andare avanti così, senza speranze. Dopo 2, 3, 7 anni di lavoro a progetto (che poi di “progetto” c’è solo il contratto, le mansioni sono quelle proprie di un dipendente normale, con tanto di CUD, di busta paga e lavoro giornaliero), se si fa il proprio dovere bisognerebbe ricevere la soddisfazione non dico di essere a tutti i costi assunti, ma almeno di avere un contratto a tempo determinato, con tutti i suoi diritti. E sì, perchè è facile chiedere il fare il proprio dovere ma i diritti, quelli li vedi con il binocolo!!!
Paola sta facendo lo sciopero della fame per protestare. Dovremmo farlo tutti. Solo se tutti protestassimo e dicessimo di NO a questo modo “barbaro” di lavorare, forse forse qualcosa la otterremmo.
Terrò sott’occhio un’iniziativa della CGIL, Giovani Non + Disposti a Tutto, che ha come obiettivo proprio di combattere il precariato e lo sfruttamento giovanile. Spero che siamo ancora in tempo a cambiare qualcosa.

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Scioperi della fame in corso (Io sono Paola) « Ufficio Reclami
[...] sta esprimendo opinioni, accordi e disaccordi con la modalità della protesta, altre persone stanno dedicando post alla protesta dai ...

Io che pensavo che qui a Santo Domingo stavamo male…ma vedendo il panorama italiano non capisco come se puo, ´se si puo´, andare avanti cosi. Qui se fai uno stage al finalizare la universitá, vieni pagato, nel mio studio di Architettura, qualche anno fa, avevo due stagiste e venivano pagate con una bustapaga adeguata alla sua sperienza ed al mercato e i benefici colaterali obbligatori. Quando stuviavo a FI, ho conosciuto delle persone gía con i master e facendo dottorati, che facevano stage ed stage, e non venivano pagati, nemmeno per le spesse minime, quello mi ha stupito in cattiva maniera. Qui, si asumono le persone a contratto o a tempo indeterminato (questo ultimo non significa che el lavoro é tuo a vita, se non va bene, vai via, quindi sforzarsi si deve sempre per stare alla altezza del impegno), i racommandati ci sono anche, ma come di lá, lo trovo vergonognoso, respiro almeno un pó, non siamo mesi cosi male…
i raccomandati ci sono dappertutto purtroppo ma qui si utilizzano troppo questi contratti precari e per troppi anni di seguito.
"Terrò sott’occhio un’iniziativa della CGIL, Giovani Non + Disposti a Tutto, che ha come obiettivo proprio di combattere il precariato e lo sfruttamento giovanile. Spero che siamo ancora in tempo a cambiare qualcosa"
Non so dirti se la CGIL saprà e vorrà fare quanto tu speri, magari se ne occuperà durante la manifestazione, ma posso dirti che ci sono sei ragazzi Calabresi come te che sono il lotta con la CGIL per gli stessi problemi tuoi.
Se non succede nulla di positivo potreste incontrarvi nella stessa manifestazione….strano NO?
http://www.facebook.com/?ref=home#!/group.php?gid…
Non è un cocopro, è un cococo che è diverso: non è a progetto, è una collaborazione coordinata e continuativa. Può durare anche tutta la vita
ok, ma cocopro o cococo che sia non è giusto essere precari a vita.