Spannolinamento, “sciucciamento”, quanto conta la volontà dei genitori?

Feb
2014
02

scritto da in Io mamma?

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Due giorni fa, alla veneranda età di 33 mesi meno 2 giorni, la mia piccola grande Paola ha detto finalmente addio al suo amatissimo ciuccio “Ninni”. A dire la verità, ogni volta che pensavo a questo momento mi facevo sotto dalla paura. E’ stato diverso lo “stettamento” così come lo “sbiberonamento”. Non avevo dubbi che li avrebbe accolti favorevolmente. Il primo perché ormai dalla tetta non usciva nulla e quel momento per lei era diventato di nervosismo acuto. Il secondo perché non si è mai affezionata all’oggetto biberon. Lo abbiamo introdotto con difficoltà a 4 mesi e lo abbiamo abbandonato con facilità a 30 mesi. Ma la cosa che davvero temevo era l’addio al ciuccio. Lo usava solo per dormire ma nelle ultime 3 settimane Paola gli si era attaccata tantissimo visto che è stata influenzata e chiusa in casa per tanto tempo.

Poi 2 sere fa è successo. Mi sono accorta che lo aveva morso così tanto che lo aveva rotto. Era pericoloso lasciarlo in quelle condizioni perché avrebbe potuto finirlo di mordere con i denti ed ingoiarlo. Il papà ha impiegato una frazione di millisecondo a tirare la tettarella ormai penzolante. E così… “Paola, Ninni si è rotto e non si può aggiustare”. Apriti cielo! Pianti, urla inconsolabili, “Ninni è rotto e non si può aggiustare” ripetuto all’infinito tra i singhiozzi, le prove a mettere in bocca Ninni senza tettarella. Il nervoso. Io e il padre a pezzi vedendola così. Ma ci siamo detti: “Ora o mai più, dobbiamo essere forti e decisi e toglierle questo vizietto”. E così abbiamo trasportato il lettino nella nostra stanza, mettendolo accanto al nostro e ci siamo fatti il segno della croce. Pianti e singhiozzi per 5 minuti e poi Paola crolla, circondata dall’affetto dei suoi peluches preferiti: Timmy, Minnie, Topolino, Pa’, Dinosauro, Teddy erano là ad aiutarla a superare il momento e ad aiutarci. Alle 3 la situazione precipita. Lei si sveglia urlando in preda ad una crisi isterica e inizia un pianto forte e inconsolabile. Il papà propone di alzare bandiera bianca e darle il ciuccio di riserva ma io mi sono opposta e tanto ho fatto che con un biscotto e qualche canzoncina l’ho calmata, l’ho rimessa nel lettino e si è riaddormentata. Si è svegliata il mattino dopo tutta serena e felice. Le abbiamo fatto trovare un uovo Kinder come premio. Le abbiamo detto che lo aveva lasciato la fatina del ciuccio visto che era la prima volta che dormiva senza. Di là tutto in discesa. L’ha nominato un paio di volte, ma aggiungendo che è rotto. Noi non l’abbiamo buttato, è là in bellavista rotto. Ieri sera, la seconda notte senza ciuccio, non ha battuto ciglio. E’ come se fosse compiaciuta di sé per il risultato raggiunto. Ed io ed il papà siamo fierissimi di lei e di come ha saputo gestire la cosa.

Credo che un discorso a parte meriti lo spannolinamento. Ci siamo passati la scorsa estate e ci passeremo la prossima visto che non è stato un successo. Io ce l’ho messa tutta e ho provato in tutti i modi. Abbiamo cambiato vasino perché quello che aveva le metteva paura, abbiamo inventato la canzoncina della carta igienica, abbiamo provato a prometterle premi, l’abbiamo fatta sedere sul vasino a scuola insieme ai suoi amichetti, abbiamo provato i pannolini a mutandina, niente. Poi ho capito che molto probabilmente lei ancora non avvertiva lo stimolo e stavo lottando contro un mulino a vento. 2 mesi di pipì a terra, di cui uno al mare. Ci riproveremo prossimamente e di sicuro saremo più fortunati. Spero tanto che un giorno lei stessa mi dica che non vuole più il pannetto e che vuole fare i bisognini nel vasino. In quel caso sicuramente non ci saranno problemi.

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