Cose Serie


24
nov 10

Inizi a pensare ai regali di Natale? Sceglilo dalla Lista dei Desideri di Save the Children

Ci avevo pensato già l’anno scorso, ma mi sembra giusto ripeterlo anche quest’anno.

Manca un mese al Natale e stai già pensando a cosa regalare ai tuoi amici e parenti? Perchè non unire l’utile al dilettevole e scegliere il dono nella lista di Save The Children? Perchè? A che serve?

E’ un’idea semplice quella della Lista dei Desideri, un regalo virtuale e solidale che trasforma ormai da tre anni il Natale di migliaia di italiani nell’occasione di sostenere con generosità gli interventi di Save the Children, come offrire i servizi igienico-sanitari e la nutrizione a 1.500 bambini e l’acqua potabile ad altrettanti in Etiopia, o garantire antibiotici, vaccini, zanzariere, sali per la reidratazione e la vitamina A ai bambini in Mozambico dove ne muoiono ogni anno 150.000 sotto i cinque anni di vita.

La Lista dei Desideri è un modo per fare e ricevere regali originali per davvero, virtuali ma più concreti che mai. Per farlo è sufficiente andare sul sito www.savethechildren.it/regali, scegliere uno tra i 23 regali messi a disposizione ed effettuare on-line la donazione corrispondente. La persona cui si dedica il regalo sarà gratificata ricevendo una cartolina (cartacea o elettronica) quale simbolo di un gesto che migliora la vita di un bambino nel mondo. Concretamente si farà una donazione a beneficio dei bambini delle aree in cui Save the Children lavora.

Nella Lista dei Desideri ci sono regali per tutte le tasche, da 10 a oltre 1.000 euro, ma uno lo abbiamo dovuto dividere in quote perché è un regalo di peso: lo yak, il bue tibetano che Giobbe Covatta ha contribuito a rendere famoso e che anche quest’anno sarà con lui il simbolo dell’iniziativa, inseparabili!

Oltre al periodo di Natale è sempre possibile creare la propria lista dei desideri segnalandola agli amici in occasione delle più diverse ricorrenze, evitando in partenza il rischio di regali inutili sia per chi li deve offrire che per chi li riceverà. Un’opportunità che vale anche per bomboniere e liste nozze. Per tutte le aziende invece l’invito è quello ad abbandonare il solito panettone o la consueta agenda (che tanti altri penseranno a regalare) per donare virtualmente ai propri clienti, ai collaboratori o ai fornitori medicine, scorte di cibo o banchi da scuola per assicurare un futuro migliore a tanti bambini nei paesi in via di sviluppo.

(Per questo post Promodigital donerà 10 euro a favore di Save The Children)


23
nov 10

13 consigli di vita che i nostri bambini ci insegnano

Ieri ho trovato nel mio Feed Reader un articolo molto interessante pubblicato su Presentation Zen, in cui vengono elencati 13 insegnamenti di vita che ci provengono direttamente dai bambini. Loro possono davvero insegnarci tanto e se vivessimo un po’ di più nel loro modo, credo che saremmo tutti più felici.

Foto di daf_ne

L’articolo è in inglese, quindi ho provveduto a tradurlo (e sintetizzarlo) nella nostra lingua.

  1. Vivere il presente: noi adulti spesso viviamo con la testa troppo al passato o al futuro, non godendoci ciò che abbiamo in quel momento. Invece i bambini pensano solo a quel momento e lo vivono intensamente.
  2. Essere spontanei: spesso ci preoccupiamo troppo degli altri, di cosa potrebbero dire/fare di conseguenza ai nostri comportamenti. Invece no, come i bambini non dovremmo curarcene ma lasciarci più andare e far vincere la spontaneità.
  3. Muoversi: l’esercizio fisico è fondamentale per la vita sia di un adulto che di un bambino. Solo che noi adulti passiamo molto tempo della giornata seduti e questo non fa bene.
  4. Giocare ed essere giocosi: essere giocosi non significa non essere seri. Tanta gente vive serenamente e seriamente ma senza dimenticare il lato bello della vita.
  5. Commettere errori: sbagliano s’impara, no? Non dobbiamo avere paura di sbagliare perchè gli errori ci insegnano sempre qualcosa.
  6. Non cercare di impressionare la gente: vuoi dimostrare a tutti i costi di essere più intelligente? E a che serve? Non puoi mai essere più intelligente di quanto lo sei realmente.
  7. Mostrare il proprio entusiasmo: l’entusiasmo dovrebbe essere il nostro stimolo principale a fare sempre cose nuove, no? E non lo soffochiamo, allora!
  8. Rinanere aperti alle nuove possibilità e alle idee “pazze”: Shunryu Suzuki dice che “nella mente del principiante ci sono molte possibilità, nella mente degli esperti ci sono pochi “. Si può essere esperti, ma per imparare, la tua “tazza” deve essere vuota. Ma in molti adulti, le  tazze sono piene di pensieri negativi, pregiudizi e scetticismo. Cosa che non hanno i bambini.
  9. Essere molto curiosi e fare tante domande: le domande sono molto importanti nella vita perchè con loro inizia un percorso di scoperta e di apprendimento che ci porta ad imparare sempre qualcosa di nuovo. E’ la curiosità che ci dovrebbe muovere in questo percorso.
  10. Sapere di essere creativi: indipendentemente dalla tua professione o dal livello d”istruzione ricordati che sei un individuo estremamente creativo. Purtroppo questa cosa ce la dimentichiamo sempre.
  11. Sorridere, ridere e divertirsi: prendiamo il nostro lavoro, molto, molto sul serio, naturalmente. Ma non c’è motivo di prendere se stessi in modo serio. Sorridere e ridere fa bene. E’ un dono che facciamo a noi stessi e a chi ci circonda.
  12. Rallentare il ritmo: ogni tanto fermati e guarda il mondo che ti circonda. Questo stimola l’immaginazione. E così nascono nuove idee, nuovi progetti…
  13. Incoraggiare gli altri: è una cosa incredibile vedere bambini molto piccoli che aiutano e incoraggiano gli altri. I buoni insegnanti e buoni capi ispirano e incoraggiano tra le altre cose che fanno. L’incoraggiamento è davero importante. Ma che cosa si deve fare quando ti senti scoraggiato? Un vecchio proverbio zen ha una semplice risposta: “Incoraggiare gli altri”.

Carini questi consigli, vero? Ora vediamo di metterli in pratica!


14
nov 10

Paola Caruso e la meritocrazia che non c’è

La blogosfera si sta mobilitando e lo faccio anche io, sono troppo arrabbiata per non scrivere nulla.

Cos’è successo? “La storia è questa – scrive Paola Caruso sul suo Diario di uno sciopero – da 7 anni lavoro per il Corriere della Sera e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa. La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi. Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”. Non posso pensare di aver buttato 7 anni della mia vita. A questo gioco non ci sto. Le regole sono sbagliate e vanno riscritte. Probabilmente farò un buco nell’acqua, ma devo almeno tentare. Perché se accetto in silenzio di essere trattata da giornalista di serie B, nessuno farà mai niente per considerarmi in modo diverso.”

Ma che mondo è questo? Il problema, purtroppo, è che questa situazione non la sta vivendo solo Paola ma centinaia, anzi migliaia di giovani in Italia. E’ giusto che uno da anima e corpo per anni nel lavoro che fa con passione per sentirsi sempre sfruttata e mai ricompensata? E’ giusto essere disposti a fare anni e anni di precariato per avere solo la possibilità e non la certezza di avere una maggiore stabilità? No, non è proprio giusto. E’ ora davvero di dire basta a questo sistema, non è giusto che chi ha “le spalle coperte” debba andare avanti a discapito di chi merita. Non è giusto che chi merita deve andare avanti così, senza speranze. Dopo 2, 3, 7 anni di lavoro a progetto (che poi di “progetto” c’è solo il contratto, le mansioni sono quelle proprie di un dipendente normale, con tanto di CUD, di busta paga e lavoro giornaliero), se si fa il proprio dovere bisognerebbe ricevere la soddisfazione non dico di essere a tutti i costi assunti, ma almeno di avere un contratto a tempo determinato, con tutti i suoi diritti. E sì, perchè è facile chiedere il fare il proprio dovere ma i diritti, quelli li vedi con il binocolo!!!

Paola sta facendo lo sciopero della fame per protestare. Dovremmo farlo tutti. Solo se tutti protestassimo e dicessimo di NO a questo modo “barbaro” di lavorare, forse forse qualcosa la otterremmo.

Terrò sott’occhio un’iniziativa della CGIL, Giovani Non + Disposti a Tutto, che ha come obiettivo proprio di combattere il precariato e lo sfruttamento giovanile. Spero che siamo ancora in tempo a cambiare qualcosa.

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