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scritto da in Professione Commercialista

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In Italia funziona sempre nello stesso modo: invece di semplificare le procedure, le devono a tutti i costi rendere più complicate. Il risultato è che, come al solito, a pagare sono le categorie dei contribuenti e di noi poveri consulenti.

Quest’anno ci si è messo anche l’Inps. E sì, perchè milioni di pensionati quest’anno non riceveranno il CUD nella loro casella postale, a casa loro. No, dovranno scaricarselo da internet. Avete capito bene? Un povero novantenne che a momenti sa usare solo il telecomando del televisore, dovrebbe avere computer, adsl e stampante in casa per assolvere alle esigenze burocratiche.

L’Inps, però, precisa che a richiesta si può anche avere il CUD cartaceo (http://www.inps.it/portale/default.aspx?iIDLink=38&bi=31&link=NUOVE+MODALITA’+PER+OTTENERE+IL+CUD).

Per coloro che ne faranno richiesta, comunque, sarà possibile ottenere il CUD in formato cartaceo attraverso uno dei seguenti canali:

 •Sportelli veloci delle Agenzie dell’Istituto

In tutte le strutture territoriali dell’Inps – comprese quelle ex Inpdap ed ex Enpals – durante il primo trimestre dell’anno, almeno uno sportello veloce verrà dedicato al rilascio del CUD cartaceo indipendentemente dalla gestione previdenziale.

•Postazioni Informatiche self service

Gli utenti in possesso del PIN potranno stampare i certificati reddituali utilizzando le postazioni self service, istituite presso tutte le strutture territoriali, ricorrendo – se necessario – al personale di supporto.

 •Posta elettronica

Tutti i cittadini possono ottenere gratuitamente l’attribuzione di una casella di posta certificata attraverso i servizi disponibili sul sito www.postacertificata.gov.it.
Una volta ottenuto l’indirizzo PEC potranno fare richiesta di ricevere il certificato reddituale sulla propria casella di posta scrivendo al seguente indirizzo richiestaCUD@postacert.inps.gov.it.

•Centri di assistenza fiscale

Per ottenere il CUD i cittadini possono rivolgersi e dare mandato ad un Centro di assistenza fiscale. Il mandato conferito dal cittadino insieme alla fotocopia del documento del richiedente dovranno essere conservati dal CAF prescelto ed esibiti a richiesta dell’Inps.

•Uffici postali

E’ possibile ottenere il CUD anche presso lo “Sportello Amico” degli Uffici postali aderenti al progetto “Reti Amiche”.
Per questo servizio Poste Italiane prevede il pagamento di una somma pari ad euro 2,70 più IVA.
Gli sportelli aderenti all’iniziativa sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e consultabili nel seguente elenco.

Sportello mobile per utenti ultraottantacinquenni e pensionati residenti all’estero

Per alcune categorie di utenti particolarmente disagiati ed impossibilitati ad avvalersi dei canali fisici e telematici, l’Inps ha attivato presso tutte le strutture territoriali lo “Sportello mobile”. Un servizio dedicato al rilascio con modalità agevolate di alcuni prodotti istituzionali.
Gli utenti ultraottantacinquenni titolari di indennità di accompagnamento possono richiedere telefonicamente, all’operatore dello Sportello Mobile della propria sede Inps l’invio a domicilio del certificato reddituale.
Per i pensionati residenti all’estero sono stati previsti i seguenti numeri telefonici dedicati 06.59054403 – 06.59053661 – 06.59055702 attivi dalle 8,00 alle 19,00 (ora italiana) ai quali – fornendo i propri dati anagrafici e il codice fiscale – si può chiedere l’invio a domicilio del CUD.

Spedizione CUD a domicilio

L’Inps garantisce, comunque, l’invio del CUD a domicilio ai cittadini che ne facciano specifica richiesta attraverso il Contact Center.

Rilascio del CUD a chi non è titolare

Il CUD può essere rilasciato anche a persona diversa dal titolare che dovrà esibire il proprio documento identificativo, la delega e la fotocopia del documento di riconoscimento dell’interessato .
Se il delegato invia la richiesta tramite la propria posta elettronica certificata può non allegare il proprio documento di riconoscimento. || Read more

scritto da in Cose Serie, Politica 2.0

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Diciamo che, secondo me, hanno fatto la scoperta dell’acqua calda. Lo sospettavo pesantemente ed ora la conferma: noi precari non percepiremo nessuna pensione. Già non abbiamo un lavoro sicuro e dobbiamo arrangiarci (e per noi donne lo scenario è ancora più terrificante “grazie” alle pari opportunità), ma poi dobbiamo anche far finta di nulla di fronte a questa notizia? Io non ci sto e voglio essere una di quelli che la diffonde nella rete.

Foto di Monica Arellano-Ongpin

“Ma io ricevo i contributi, non è vero che non avrò la pensione!” E no, caro, non funziona proprio così: “I contributi che stiamo versando (anzi, io non li verso più già da 9 mesi visto che non mi hanno più rinnovato il contratto) servono soltanto a pagare chi la pensione ce l’ha garantita. Perché l’Inps debba nascondere questa verità è evidente: per evitare la rivolta. Ad affermarlo non sono degli analisti rivoluzionari e di sinistra ma lo stesso presidente dell’istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua che, come scrive Agoravox, ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l’INPS gli “imprenditori di loro stessi” creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l’INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.

L’unico sistema che l’INPS ha trovato per affrontare l’amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.” (Fonte: Conti in tasca)

Chissà com’è ma mi viene subito da fare il paragone tra noi e i parlamentari, che prendono la pensione dopo 2 anni di onorato cazzeg… ehm… lavoro in Parlamento. Evviva, dai, continuiamo così, al peggio non c’è mai fine!!!