Articoli Taggati ‘lavoro’

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Secondo l’indagine Vivere Insieme, vivere meglio, elaborata da Censis e Coldiretti e presentata a Roma lo scorso 19 settembre, un trentenne su tre vive ancora con i genitori. Complice la crisi, ovviamente, ma non solo.

Qui al Sud il "problema" dei trentenni che vivono ancora con i genitori è abbastanza radicato. Metto le virgolette perchè io non lo definirei proprio un problema, ma anche uno status vivendi. Diciamo che se hai trent'anni e lavori, bisognerebbe crearsi un'indipendenza anche come vita quotidiana. Ma se non lavori capisco perfettamente il fatto di vivere ancora con i genitori. Come si fa a pagare un affitto o un mutuo se si è disoccupati/inoccupati/precari o simili? Insomma, tutta la mia comprensione per questa seconda categoria!!! Senza dubbio a quell'età viene anche spontaneo essere più indipendenti. Ma chi non ha i mezzi, ovviamente, non può farlo!

Magari per incentivare l'indipendenza di questa categoria di giovani potrebbero dare delle agevolazioni sui fitti e sui mutui, che sono la spesa più gravosa. Ma la vedo molto dura. Il problema è che non c'è lavoro, spesso va avanti solo chi è raccomandato e tutto va a scatafascio.

Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo "problema" sono arrivate le Smammas. Ana Flore, Carla, Benedetta e Gisella hanno deciso di non stare a guardare e hanno scelto un modo davvero insolito per portare all’attenzione dell’opinione pubblica il tema ‘squisitamente Made in Italy’ dei giovani che, seppur meritevoli, rimangono in casa fino a trent’anni.

Il testo della canzone riprende le raccomandazioni tipiche dei genitori e l’iniziativa ha uno scopo semiserio: le Smammas vogliono incoraggiare i propri figli a trovare insieme una soluzione a questo problema. E per farlo hanno bisogno dell’aiuto di tutti i ragazzi e ragazze italiani e, ovviamente, della musica R&B. || Read more

scritto da in C'è Vita a Matera, Cose Serie

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Riconquistare il proprio “ritmo naturale” per prevenire le malattie e per stimolare la capacità di autoguarigione insita in ogni individuo, ripristinando la condizione di benessere psicofisico della persona nella sua globalità. Ovvero: la Naturopatia. Medicina complementare nei paesi anglosassoni e che in Italia sta riscuotendo sempre maggiore consenso fra quanti desiderano gestire la propria vita seguendo uno stile naturale.

La Naturopatia sarà al centro della conferenza che Natale Petti, laureato in Psicologia clinica e della Salute all’Università degli studi di Chieti e naturopata, titolo conseguito presso la Universitè Europèenne”Jean Monnet” di Bruxelles, terrà qui a Matera lunedì 31 gennaio alla sala “Carlo Levi” di Palazzo Lanfranchi. La conferenza, organizzata e promossa dall’Accademia Aires (Accademia Internazionale Ricerca e Scienza) di Roma, sarà articolata in due incontri – dibattiti per permettere a un più vasto pubblico di partecipare. Incontri che si terranno la mattina dalle 10 alle 13 e nel pomeriggio dalle 16.30 alle 19.30. Tema della conferenza è: “Il naturopata, una professione emergente: origini, significati ed inquadramento scientifico”.

La conferenza delineerà una nuova figura professionale che è già riconosciuta nella maggior parte dei Paesi europei e che rappresenta un valido supporto alla figura del medico: il naturopata. Lo scopo principale della professione del naturopata non è direttamente la cura delle malattie, ma la promozione dell’equilibrio energetico degli individui attraverso: lo sviluppo delle potenzialità individuali di prevenzione attraverso l’informazione e l’educazione alla gestione e al rafforzamento delle proprie risorse fisiche, psichiche ed emozionali.

La Naturopatia ha, infatti, intuito e constatato che si rende indispensabile un diverso stile di vita, modo di alimentarsi, modo di curarsi, attraverso un’integrazione della medicina ufficiale con le metodiche naturali. L’uomo deve responsabilmente farsi carico della propria salute e deve attivarsi quotidianamente con comportamenti corretti e naturali per ottenere un conseguente miglioramento di un sistema di vita altrimenti disordinato e scarsamente aderente alle leggi di Madre Natura.

Foto di SpecialKRB

Per ulteriori informazioni, visita il sito dell’Accademia Aires.

scritto da in Questa è la mia Vita

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Quest’anno ho fatto il grande salto. Vi ricordate, no, che 2 anni fa ho superato l’esame di abilitazione per la professione di dottore commercialista? E così qualche giorno fa ho presentato la domanda d’iscrizione all’Albo dell Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Matera e l’hanno accolta. Dunque sono una commercialista a tutti gli effetti ora. A breve realizzerò il sito del nostro studio dove, con il mio ingresso, potremo allargare gli “affari” anche in area più strategico-consulenziale (marketing, progetti europei). Ovviamente alla base ci sono sempre le questioni contabili, fiscali e societarie.

Commercialisti e consulenti del lavoro come categoria socialmente a rischio? Di esaurimento, no?

Trattateci bene, mi raccomando. E soprattutto ci trattassero bene “dall’alto” con leggi e riforme che ci semplifichino la vita…

scritto da in Cose Serie, Politica 2.0

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La blogosfera si sta mobilitando e lo faccio anche io, sono troppo arrabbiata per non scrivere nulla.

Cos’è successo? “La storia è questa – scrive Paola Caruso sul suo Diario di uno sciopero – da 7 anni lavoro per il Corriere della Sera e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa. La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi. Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”. Non posso pensare di aver buttato 7 anni della mia vita. A questo gioco non ci sto. Le regole sono sbagliate e vanno riscritte. Probabilmente farò un buco nell’acqua, ma devo almeno tentare. Perché se accetto in silenzio di essere trattata da giornalista di serie B, nessuno farà mai niente per considerarmi in modo diverso.”

Ma che mondo è questo? Il problema, purtroppo, è che questa situazione non la sta vivendo solo Paola ma centinaia, anzi migliaia di giovani in Italia. E’ giusto che uno da anima e corpo per anni nel lavoro che fa con passione per sentirsi sempre sfruttata e mai ricompensata? E’ giusto essere disposti a fare anni e anni di precariato per avere solo la possibilità e non la certezza di avere una maggiore stabilità? No, non è proprio giusto. E’ ora davvero di dire basta a questo sistema, non è giusto che chi ha “le spalle coperte” debba andare avanti a discapito di chi merita. Non è giusto che chi merita deve andare avanti così, senza speranze. Dopo 2, 3, 7 anni di lavoro a progetto (che poi di “progetto” c’è solo il contratto, le mansioni sono quelle proprie di un dipendente normale, con tanto di CUD, di busta paga e lavoro giornaliero), se si fa il proprio dovere bisognerebbe ricevere la soddisfazione non dico di essere a tutti i costi assunti, ma almeno di avere un contratto a tempo determinato, con tutti i suoi diritti. E sì, perchè è facile chiedere il fare il proprio dovere ma i diritti, quelli li vedi con il binocolo!!!

Paola sta facendo lo sciopero della fame per protestare. Dovremmo farlo tutti. Solo se tutti protestassimo e dicessimo di NO a questo modo “barbaro” di lavorare, forse forse qualcosa la otterremmo.

Terrò sott’occhio un’iniziativa della CGIL, Giovani Non + Disposti a Tutto, che ha come obiettivo proprio di combattere il precariato e lo sfruttamento giovanile. Spero che siamo ancora in tempo a cambiare qualcosa.